I gatti di Hergla

25.10.2026
I "miei" mici, sotto casa a Hergla
I "miei" mici, sotto casa a Hergla

Premessa

I gatti sono noti per essere creature ingrate mentre i cani sono famosi per la loro lealtà. Tuttavia, non è questo il caso nella cultura islamica, dove cani e gatti occupavano delle posizioni diametralmente opposte. Se siete amanti dei gatti, non potrà che piacervi quest'articolo.

I gatti di Hergla e il rispetto della gente

Ad Hergla… dove vivo, creature che nel tempo sono arrivate da me, non tutte insieme, inaspettate, sono state accolte con amore e rispettate. Ormai sono tanti i "mici" che arrivano da chissaà dove, ne osservo ogni giorno le stranezze, il carattere e il loro modo di vivere. Mi aiutano, mi adorano a modo loro, mi stupiscono, mi responsabilizzano.

L'amore per i gatti è un amore che viene sicuramente da lontano, sin da quando siamo bambini. Il gatto diventa un simbolo: quello della libertà e dell'indipendenza, del delicato equilibro tra assenza e presenza, vicinanza e lontananza che si riflette nelle relazioni umane. È il simbolo di un amore che non è invadente, che rifiuta la possessività e rispetta la libertà dell'altro. Come potete vedere dalla foto sopra, quelli sono i "miei" mici che puntualmente mi aspettano giorno, pomeriggio e sera per le loro porzioni di crocchette. 

Hergla e un suo "micio" che riposa
Hergla e un suo "micio" che riposa

In Tunisia, i gatti sono sacri e di conseguenza anche ad Hergla. Magari non ci sono precetti religiosi legati ai felini, né obblighi o divieti di legge su un loro status di particolare privilegio, ma sono amati e rispettati dalla popolazione.

Sono tanti i gatti di strada – le colonie di strada - anche se, ovviamente, esiste pure il gatto domestico e, ormai, la loro presenza è così diffusa che è del tutto normale trovarli davanti ai portoni di casa, nei corridoi degli alberghi, sulle sedie dei cafè/restò, davanti ai supermercati, lungo le strade dove si vende il pesce fresco, al mercato, sopra e sotto le panchine al parco, adagiati sulle selle dei numerosissimi motorini usati dai tunisini per muoversi. Di fatto, possono andare dappertutto: non è raro vederne qualcuno assopito davanti al portone delle moschee. Ogni zona ha la sua famiglia, un suo "tipo", gruppi di gatti con colori simili e mille varianti di razze.

Un "micio" in un vicolo di Hergla
Un "micio" in un vicolo di Hergla

In Tunisia i gatti sono i veri protagonisti delle città. Se si passeggia per le vie, per i vicoli delle Medine è impossibile non notare la massiccia presenza felina. Si tratta spesso di gatti di strada che gironzolano per le strade e vicino i mercati in cerca di cibo. Sono parte integrante del paesaggio urbano e della vita quotidiana e, anche se randagi, sono accuditi dalla comunità e ogni vicinato si prende cura "del suo gruppo" di gatti. Questa forte presenza è in parte legata al posto speciale che occupa il gatto nella società musulmana. L'amore per i gatti risale alla figura del Profeta Muhammad e in alcuni hadith, si racconta che il Profeta fosse particolarmente legato ad una gatta di nome Muezza e che la trattasse con profondo rispetto e venerazione. Dal momento che i gatti sono considerati animali puri, è frequente vederli circolare liberamente nelle moschee.

Il Profeta e il suo gatto, Muezza

Il profeta Muhammad era tenero e gentile con i gatti e li apprezzava enormemente. Il gatto preferito del Profeta si chiamava Muezza. A tal proposito, c'è una storia ben nota riguardo al Profeta e Muezza.

Un giorno, durante la chiamata alla preghiera (Athan), Muezza dormiva su una delle maniche della tunica del Profeta Il Profeta (la pace e le benedizioni di Allah siano su di lui) voleva indossare la tunica per recarsi in moschea per effettuare la preghiera. Invece di disturbare Muezza, Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) si tagliò la manica della tunica pur di non svegliare Muezza e lasciarlo dormire in pace.

Il Profeta Muhammad era così affezionato a Muezza che quando faceva dei sermoni lo lasciava riposare sul grembo.

In alcuni casi documentati, egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) faceva anche l'abluzione con la stessa acqua da cui un gatto aveva bevuto in precedenza.

Egli sembrava trattare il suo gatto allo stesso modo degli amanti dei gatti oggi, ma persino i "cat lovers", ovvero gli amanti dei gatti, ci penserebbero due volte prima di toccare o fare l'abluzione con la stessa acqua da cui il proprio gatto ha bevuto in precedenza, per paura di trasmissioni di malattie dalla saliva del gatto.

L'Islam insegna ai musulmani che il gatto è una creatura da amare e accudire con cura e da trattare amorevolmente. Maltrattare un gatto è considerato un grave peccato nell'Islam, come vedremo in basso.

I gatti nella storia dell'Islam

Nell'Islam, alcuni si riferiscono al gatto come "l'animale domestico per antonomasia". Ai musulmani piace tenerli in casa per la loro compagnia, la loro dolcezza o semplicemente per quanto sono adorabili.

Ma sapevi che anche l'Islam ed il suo Profeta amano i gatti alla follia? L'Islam ci insegna ad amare e rispettare tutti gli esseri viventi – umani e animali allo stesso modo, ma soprattutto i gatti. Nella storia islamica, i gatti sono sempre stati ammirati.

I gatti sono stati venerati come dei o perseguitati come malvagi nel corso di tutta la storia dell'umanità, senza attenuazioni. Soprattutto nell'Europa medievale, si riteneva che i gatti e le donne fossero in combutta con Satana; di conseguenza, furono bruciati, torturati e uccisi in molti modi inimmaginabili, perché la gente credeva che, così facendo, avrebbe potuto fermare il male e le malattie.

Ad esempio durante la peste della "Morte Nera", molti gatti furono uccisi in gran numero, ma in realtà ciò non fece che peggiorare le cose.

Dall'altra parte, nella penisola arabica e non solo, c'era un'altra visione di un tempo dimenticato in cui i gatti venivano rispettati, amati e trattati con comprensione.

Dal soprannome di "Abu Hurayrah" (padre dei gatti) a una piccola figura di un gatto su un anello ottomano a vari dipinti nell'arte turca ed egizia, ci sono numerosi riferimenti ai gatti in tutta la civiltà musulmana ed islamica, ma questi sono per lo più persi o nascosti.

Fino ad oggi, ogni visitatore del mondo islamico è a conoscenza degli innumerevoli gatti nelle strade del Cairo, Istanbul, Kairouan, Damasco e molte altre città. Spesso troviamo gatti girovagare per le moschee, e sono i benvenuti lì non solo perché tengono a bada i topi.

I gatti erano molto comuni tra i musulmani. Sembra che, fin dai primi giorni dell'Islam, gli arabi tenessero i gatti come animali domestici. Altrimenti non potremmo capire perché (secondo uno dei primi storici) la giovane vedova del Profeta, A'ishah, quando si lamentava del fatto che tutti l'avevano abbandonata, aggiunse anche: "Persino il gatto mi ha lasciata sola".

Al contrario di altre civiltà, i gatti erano compagni della maggior parte dei musulmani… dalla casalinga al grande studioso, i gatti erano amati, non solo per la loro bellezza o eleganza, ma anche per i loro scopi pratici.

In quest'articolo citeremo alcuni esempi di come i gatti sono stati trattati e considerati nell'Islam e cercheremo di rivelare la fonte di questo comportamento amorevole verso questi felini.

Nota degli aspetti negativi sui gatti in Tunisia

In Tunisia come ho già descritto ampiamente, i gatti randagi godono di una profonda benevolenza popolare e culturale, ma vivono anche una realtà di sovrastimolazione e assenza di tutele legali strutturate. 

Il rapporto della popolazione con i gatti, in considerazione della cultura e dell'aspetto religioso (musulmano),  è che sono visti con grande affetto e rispetto nella società tunisina, un legame che affonda le radici nella tradizione islamica e nella figura del Profeta Maometto (noto per il suo amore verso la gatta Muezza).

La presenza quotidiana dei gatti randagi nei mercati, nei vicoli delle Medine o nei cafè/restò e altro,  dimostra come questi si possono muovere liberamente e come vengono spesso nutriti o accuditi dalle persone dei  singoli quartieri e dai commercianti. 

A differenza dei gatti, i cani randagi subiscono spesso un trattamento molto più ostile o politiche di contenimento aggressive da parte dei comuni, poiché considerati culturalmente "impuri" da una parte della popolazione.

Le criticità del randagismo

Mancanza di leggi specifiche: Non esiste un quadro normativo statale efficace che tuteli i diritti degli animali o regoli il randagismo felino.

Assenza di sterilizzazione di massa: La mancanza di politiche pubbliche di sterilizzazione porta a una riproduzione incontrollata. Molti cuccioli vengono prelevati troppo presto dalle strade o dalle madri, causando sofferenza e difficoltà di sopravvivenza. 

Il ruolo del volontariato: In assenza dello Stato, operano sul territorio rifugi privati e associazioni locali o da attivisti indipendenti — che tentano di arginare le emergenze sanitarie e di cura.

Share
Immagini fornite da Alessio Undini
Copyright@AlessioUndini2026
Creato con Webnode Cookies
Crea il tuo sito web gratis!